La nostra battaglia per regole eque nella filiera dell’acciaio: non vogliamo soldi ma regole chiare ed eque

Si è concluso con successo l’evento ospitato ieri al Parlamento Europeo dall’On. Elena Donazzan (Vice-Presidente Commissione ITRE) su iniziativa di ESN – Electromechanics Synergy Network in collaborazione con ArcelorMittal.

Il cuore del dibattito è stato un confronto di altissimo profilo istituzionale sulle politiche commerciali dell’UE. Desideriamo ringraziare Pauline Weinzierl (Head of Unit Trade and Industrial Policy – DG Trade) per l’approfondito e fondamentale dialogo tecnico, insieme agli oltre 25 Parlamentari Europei presenti. La loro partecipazione è il segno inequivocabile che la necessità di estendere dazi e CBAM a tutta la catena del valore dell’acciaio è ormai al centro dell’agenda dei vertici istituzionali. Un ringraziamento speciale va all’On. Elena Donazzan, la cui straordinaria leadership e ospitalità hanno permesso di dare voce alle istanze concrete delle imprese in una sede così prestigiosa.

A sostenere questa battaglia, noi di ESN eravamo presenti con una delegazione di 15 imprenditori in rappresentanza di Italia, Francia, Spagna, Austria, Germania e Slovenia. Questa partecipazione unita dimostra che la crisi dei derivati e dei semilavorati non è un problema locale, ma una minaccia reale per l’intera base industriale del continente.

La nostra proposta è chiara. Non chiediamo sussidi, ma un level playing field. È indispensabile che le misure di salvaguardia includano i prodotti derivati per evitare l’aggiramento delle norme e proteggere l’intero comparto dall’import selvaggio.

Il percorso prosegue, questo evento è solo l’inizio. Il prossimo passaggio sarà il coinvolgimento diretto dei Ministri dell’Industria dei singoli Stati membri per aumentare la pressione sulla Commissione Europea e arrivare in tempi brevi a risultati tangibili.

Un grazie sincero a tutti i partecipanti e ai colleghi che hanno lottato al nostro fianco. Essere imprenditori oggi significa avere il coraggio di difendere non solo le proprie aziende, ma le migliaia di famiglie che rappresentano il cuore pulsante del nostro sistema produttivo.

L’industria europea non chiede aiuti, chiede giustizia commerciale.