Lunedì 7 settembre, ESN (Electromechanics Synergy Network) ha partecipato a Bruxelles alla grande mobilitazione organizzata da Eurometal, unendosi a un centinaio di industriali per lanciare un grido d’allarme alla Commissione Europea.
Una delegazione guidata dal presidente Franco Felisa, con la partecipazione di numerosi membri della rete, è scesa in piazza sfilando con delle bare vuote: un gesto forte e simbolico per denunciare il rischio concreto di declino dell’intera filiera siderurgica e metalmeccanica, un comparto segnato da pesanti perdite occupazionali.
I dati presentati descrivono una situazione di profonda difficoltà:
- Quasi un milione di posti di lavoro persi nell’Unione Europea dal 2019.
- Oltre 104.000 esuberi nella sola componentistica automotive.
- Grandi gruppi industriali costretti a ridimensionare gli impianti o a delocalizzare la produzione.
Alla base di questa crisi vi è una forte distorsione del mercato: da un lato le aziende europee affrontano i costi elevati legati ai rigorosi standard ambientali comunitari; dall’altro, i concorrenti esteri immettono sul mercato europeo prodotti finiti e semilavorati a prezzi nettamente inferiori, privi delle stesse regole di sostenibilità. Fino ad oggi, strumenti come il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) tutelavano unicamente l’acciaio grezzo, lasciando scoperta l’intera filiera a valle, che dà lavoro a oltre 13 milioni di persone in Europa.
La posizione portata avanti a Bruxelles dalla rete ESN è sempre stata netta: non si chiedono sussidi, ma condizioni di concorrenza leale. Le priorità discusse con le istituzioni europee miravano a:
- L’estensione delle protezioni doganali e del CBAM a tutta la catena produttiva, inclusi i derivati dell’acciaio e i prodotti a valle.
- La difesa prioritaria del Made in Europe, per evitare che la transizione ecologica si trasformi in una dipendenza strategica irreversibile.
La mobilitazione e il lavoro incessante condotti in prima linea da ESN e dai suoi rappresentanti trovano oggi una straordinaria conferma istituzionale. A seguito del voto odierno (15 settembre 2026) a Strasburgo, il Parlamento Europeo ha adottato a larga maggioranza (464 voti favorevoli) la sua posizione per ampliare in modo significativo il CBAM ai prodotti a valle – accogliendo le richieste avanzate dalla filiera – e per istituire un solido Fondo temporaneo per la decarbonizzazione.
Questo traguardo rappresenta un passaggio storico e decisivo per bilanciare gli obiettivi climatici con la competitività industriale della nostra filiera, ed è motivo di grande soddisfazione: è il risultato tangibile di un immenso lavoro di squadra e di un confronto continuo che ci ha visti impegnati in prima linea.
La battaglia portata avanti a Bruxelles non riguarda solo la tutela delle singole aziende, ma la salvaguardia del know-how industriale europeo e del futuro di milioni di famiglie.