Le ultime decisioni annunciate dalla Commissione Europea sulle nuove misure a tutela dell’acciaio europeo restituiscono, ancora una volta, una risposta parziale di fronte alla portata della crisi che la nostra filiera sta vivendo.
Queste misure, infatti, non proteggono l’intera catena del valore, quella che trasforma, lavora e dà forma al futuro industriale dell’Europa. Migliaia di aziende, specialmente PMI, che operano nel settore elettromeccanico e nella lavorazione dell’acciaio, restano oggi esposte a una concorrenza sleale che minaccia ogni giorno la loro sopravvivenza.
Da mesi, raccogliamo le segnalazioni e le testimonianze di chi non riesce più a sostenere i costi dell’energia, di chi subisce la pressione di prodotti importati a prezzi irrealistici, di chi vede fermare commesse e linee di produzione. Abbiamo visto colleghi chiudere, famiglie spaventate, mercati voltarsi altrove.
La globalizzazione, così come l’abbiamo conosciuta, ha rotto il suo equilibrio a causa di politiche industriali distorsive di Paesi extra-UE (con la Cina in prima linea), della transizione ecologica a velocità diseguali, dei costi insostenibili dell’energia fino alle tensioni internazionali.
Nel contesto attuale competere diventa impossibile, e il rischio non è solo la perdita di quote di mercato, ma la perdita del lavoro, delle competenze e della dignità di un intero settore.
È tempo di dirlo chiaramente: le nostre aziende non ce la fanno più.
Nei nostri incontri a Bruxelles è emersa una verità condivisa: senza interventi immediati e mirati per ristabilire condizioni di mercato eque, assisteremo a ridimensionamenti, delocalizzazioni e collassi produttivi.
Non parliamo di scenari teorici, ma di aziende europee già costrette a sospendere turni, tagliare investimenti e rivedere piani occupazionali.
Serve una risposta strutturale e definitiva, non più differibile.
Serve un’Europa che difenda tutta la filiera, non solo la materia prima, ma il valore aggiunto che nasce da chi lavora, innova e trasforma.
Oggi più che mai dobbiamo fare fronte comune: imprese, associazioni, istituzioni, territori. Non chiediamo privilegi. Chiediamo regole giuste, tempi certi e visione industriale.
Chiediamo che l’Europa protegga anche chi ogni giorno dà vita ai prodotti che entrano nelle nostre case, nelle nostre città, nelle nostre infrastrutture.
Non possiamo permetterci che il cuore produttivo dell’Unione venga spento pezzo dopo pezzo, sotto la pressione di una concorrenza che elude dazi, aggira controlli e sfrutta differenze normative per invadere il nostro mercato.
Difendere la trasformazione dell’acciaio europeo significa difendere milioni di posti di lavoro, la nostra autonomia strategica e il diritto dell’Europa a produrre valore dentro i propri confini.
Non possiamo più aspettare. È il momento di mobilitarci, di far sentire la nostra voce, di pretendere politiche che non lascino indietro chi lavora e investe qui, in Europa.
ESN continuerà a portare queste richieste nelle sedi istituzionali, ma solo con una filiera unita e determinata possiamo ottenere le risposte e, soprattutto, le azioni concrete che servono.
Oggi non basta resistere.
Oggi dobbiamo pretendere che l’Unione Europea protegga chi costruisce il suo futuro da prima della sua nascita.
Con determinazione e senso di urgenza,
Franco Felisa
Presidente – Electromechanics Synergy Network (ESN)